Don Enrico Smaldone è una figura di prete che la città di Angri non dimenticherà mai: per ciò che è stato, per quello che ha fatto, per quello che poteva ancora fare, se la morte non lo avesse raggiunto prematuramente.
Don Enrico nasce ad Angri il 22 Novembre del 1914, da una famiglia numerosa (quattro femmine e sei maschi). Suo padre era falegname. Don Enrico amava molto lo studio, ma anche giocare. Il suo gioco preferito era lo "strummolo" . Studiava cose incomprensibili, belle, affascinanti, quelle cose che solo la scuola può rendere tali.
Viene ricordato soprattutto per la sua
personalità: prima di entrare in
seminario per diventare sacerdote, aiutò
suo padre nel lavoro e da piccolo imparò
a fare un pò di tutto. Infatti, quando
incominciò a costruire la Città dei
Ragazzi (il 10 luglio del 1949) , un
luogo dove aiutava tutti i ragazzi che
non sapevano come vivere e cosa fare, si
diede da fare in tutto. Lui svolse
tantissimi lavori come: elettricista,
muratore , falegname... Però tra i tanti
mestieri Don Enrico imparò
particolarmente il calzolaio, in una
bottega di Via Tenente R. Fontanella.
Addirittura , siccome non aveva molti
soldi a disposizione, ma la volontà
ferrea di costruire un luogo dove
accogliere i poveri ragazzi, i "figli
della guerra" , comprò una macchina per
farsi in proprio i blocchi di lapillo
che dovevano far sorgere la struttura
della nuova città dedicata ai ragazzi.
Oggi visibile, per la parte realmente
realizzata, sulla strada che dall'
uscita dell'autostrada di Angri porta a
Pagani, in via Adriana.
Parlava sempre dei ragazzi, della povera
gente, di quei ragazzi che erano " figli
della guerra" , senza niente, bisognosi
di un pezzo di pane e di qualcuno che li
aiutasse a crearsi un futuro migliore.
Ancora prima di iniziare la costruzione
della " Città dei Ragazzi ", una sera si
presentò a casa insieme ad un ragazzo:
lo fece mangiare e dormire, in un
momento in cui era già difficile trovare
da mangiare.
Molti ragazzi da lui aiutati oggi sono professionisti seri e affermati. Essi sanno, lo dicono apertamente e con sincera gratitudine, che senza Don Enrico non avrebbero fatto quello che hanno fatto. Forse si sarebbero incamminati per strade diverse da quelle in cui oggi dimostrano di essere validi.
Don Enrico aveva nel sangue l'amore per i più bisognosi. Egli è morto nel 1967, ma è ancora presente nella nostra memoria. E' morto povero, come Gesù Cristo. Nessuno può metterlo in dubbio. Prima di morire , un altro sacerdote gli è stato vicino: Don Pietro Selvino. Don Enrico lo abbracciò e disse: "Muoio sereno : non ho paura: la vita l'ho spesa per gli altri".
